Un fine settimana di lavori, carichi da trasportare e sciate all’alba

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Sono iniziati  i lavori pesanti.
Questo fine settimana ci siamo trovati al rifugio per proseguire i lavori di ristrutturazione.
I muri delle terrazze stanno crollando, e la palizzata, vecchia di 20 anni, ha ceduto alla forza della neve.
Salgo da solo il giovedì pomeriggio, dopo aver sbrigato un po’ di faccende in valle e scaricato il materiale che sarà trasportato venerdì mattina dall’elicottero.
A valle i prati sono in piena vegetazione, in montagna c’è ancora tanta neve. Fa caldo, e lentamente si sta sciogliendo. Ma la quantità è tale che ci vorranno ancora settimane per liberare tutti i sentieri.  Scarico lo zaino e mi metto a cercare l’acqua. Durante la settimana la coltre di neve che ricopre il torrente è crollata per qualche metro, così spero di avere un riferimento per trovare la vasca dell’acquedotto.
La vasca alimenta sia l’acquedotto che la presa della turbina che ci serve per la corrente elettrica.
La settimana scorsa i soci della Susat sono rimasti a lavorare al rifugio senza acqua né corrente.
Ora però è necessario riuscire a collegare gli impianti per poter proseguire con i lavori esterni e avviare il rifugio.
Riesco a trovare il torrente che scorre sotto due metri di neve prendendo come riferimento il buco che si è creato  più in basso. Più o meno a quest’altezza dovremmo trovare la vasca dell’acqua.
Alle 20.30 smetto di scavare e torno al rifugio per il tramonto, ci sono nuvole all’orizzonte e il sole che si fa largo con gli ultimi raggi prima di scomparire dietro il Catinaccio.

È mattina.
Nonostante siano da poco passate le cinque, c’è già molta luce.
Mi avvio con gli sci e le pelli su verso il passo delle Selle.
La neve è ghiacciata, la notte fa ancora freddo. Ma non li toglierò mai, il manto è continuo fino in cima.
Devo essere in comune a Pozza presto, così sono salito prima dell’ora migliore per la discesa.
Cristalli di ghiaccio e ombra sotto le lamine, luce che si fa già accecante e calda all’orizzonte.
Scendo veloce verso il rifugio senza quasi fermarmi, cerco i pendii più ripidi per gustarmi le ultime curve.

Più tardi arriveranno gli altri, Roberto troverà l’acqua, l’elicottero volerà con tutto il materiale, lavoreremo per due giorni.
Ma questa è un’altra storia, da raccontare la prossima volta.
Ora restano solo le ultime curve sugli sci verso valle, il caldo che mi viene incontro, il cielo che si è ormai acceso.

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